Luigi Pirandello – scrittore



Luigi Pirandello, scrittore, poeta, drammaturgo.

(Girgenti, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936)

Luigi Pirandello è stato un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Per la sua produzione, le tematiche affrontate e l’innovazione del racconto teatrale è considerato tra i maggiori drammaturghi del XX secolo. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in dialetto e in lingua) e circa quaranta drammi, l’ultimo dei quali incompleto e sette romanzi. Figlio di Stefano Pirandello e Caterina Ricci-Gramitto, appartenenti a famiglie di agiata condizione borghese, nacque nel 1867 in contrada Càvusu a Girgenti. L’infanzia di Pirandello fu serena ma, come lui stesso avrebbe raccontato nel 1935, fu caratterizzata anche dalla difficoltà di comunicare con gli adulti e in specie con i suoi genitori, in modo particolare con il padre. Questo lo stimolò ad affinare le sue capacità espressive e a studiare il modo di comportarsi degli altri per cercare di corrispondervi al meglio.

Il giovane Luigi era molto devoto alla Chiesa cattolica grazie all’influenza che ebbe su lui una serva di famiglia, che lo avvicinò alle pratiche religiose, ma inculcandogli anche credenze superstiziose fino a convincerlo della paurosa presenza degli spiriti. La chiesa e i riti della confessione religiosa gli permettevano di accostarsi ad un’esperienza di misticismo, che cercherà di raggiungere in tutta la sua esistenza. Si allontanò dalle pratiche religiose per un avvenimento apparentemente di poco conto: un prete aveva truccato un’estrazione a sorte per far vincere un’immagine sacra al giovane Luigi; questi rimase così deluso dal comportamento inaspettatamente scorretto del sacerdote che non volle più avere a che fare con la Chiesa, praticando una religiosità del tutto diversa da quella ortodossa.

Dopo l’istruzione elementare impartitagli da maestri privati, andò a studiare in un istituto tecnico e poi al ginnasio. Qui si appassionò subito alla letteratura. A soli undici anni scrisse la sua prima opera, “Barbaro“, andata perduta. Per un breve periodo, nel 1886, aiutò il padre nel commercio dello zolfo, e poté conoscere direttamente il mondo degli operai nelle miniere e quello dei facchini delle banchine del porto mercantile.

Iniziò i suoi studi universitari a Palermo nel 1886, per recarsi in seguito a Roma, dove continuò i suoi studi di filologia romanza che poi, anche a causa di un insanabile conflitto con il rettore dell’ateneo capitolino, dovette completare su consiglio del suo maestro Ernesto Monaci, a Bonn (1889), importante centro culturale di quei tempi, in cui ebbe l’opportunità di conoscere grandi maestri come Franz Bücheler, Hermann Usener e Richard Förster. Si laureò nel 1891 con una tesi sulla parlata agrigentina “Foni ed evoluzione fonetica del dialetto di Girgenti” (Laute und Lautentwicklung der Mundart von Girgenti), in cui descrisse il dialetto della sua città e quelli dell’intera provincia, che suddivise in diverse aree linguistiche. Il tipo di studi gli fu probabilmente di fondamentale aiuto nella stesura delle sue opere, dato il raro grado di purezza della lingua italiana utilizzata.

Nella città tedesca alla fine di gennaio del 1890 conobbe a una festa in maschera la giovane Jenny Schulz-Lander, della quale si innamorò e con cui andò ad abitare nella pensione tenuta dalla madre della ragazza. A lei dedicherà i versi di Pasqua di Gea dove la descriveva come «lucifera fanciulla, tu che il mio tutto sei e pur, forse, sei nulla» e la ricorderà anche nei versi di Fuori di chiave: «Fuori la neve eterna fiocca; / piano l’uscio s’apre e, un dito in bocca, / entra scalza Jenny…» Quarant’anni dopo, Pirandello ormai famoso, durante un soggiorno a New York ricevette un biglietto, a cui non rispose, da Jenny, che nel frattempo era diventata scrittrice.

Nel 1892 Pirandello si trasferì a Roma, dove poté mantenersi grazie agli assegni mensili inviati dal padre. Qui conobbe Luigi Capuana che lo aiutò molto a farsi strada nel mondo letterario e che gli aprì le porte dei salotti intellettuali dove ebbe modo di conoscere giornalisti, scrittori, artisti e critici.

Nel 1894, a Girgenti, Pirandello sposò Maria Antonietta Portulano (1871 – 1959), figlia di un ricco socio del padre. Questo matrimonio concordato soddisfaceva anche gli interessi economici della famiglia di Pirandello. Nonostante ciò tra i due coniugi nacque veramente l’amore e la passione. Grazie alla dote della moglie, la coppia godeva di una situazione molto agiata, che permise ai due di trasferirsi a Roma. Nel 1895, a completare l’amore tra gli sposi, nacque il primo figlio: Stefano (1895–1972), a cui seguirono due anni dopo, Rosalia (Lietta) (1897-1971) e nel 1899 Fausto (1899–1975).

Nel 1903, un allagamento e una frana nella miniera di zolfo di Aragona di proprietà del padre, nella quale era stata investita parte della dote di Antonietta, e da cui anche Pirandello e la sua famiglia traevano un notevole sostentamento, li ridusse sul lastrico. Questo avvenimento accrebbe il disagio mentale, già manifestatosi, della moglie di Pirandello, Antonietta. Ella era sempre più spesso soggetta a crisi isteriche, causate anche dalla gelosia, a causa delle quali o lei rientrava dai genitori in Sicilia, o Pirandello era costretto a lasciare la casa. La malattia prese la forma di una gelosia delirante e paranoica, che la portava a scagliarsi contro tutte le donne che parlassero col marito, o che lei pensava che volessero avere un qualche tipo di rapporto con lui; perfino la figlia Lietta susciterà la sua gelosia, e a causa del comportamento della madre tenterà il suicidio e poi se ne andrà di casa. La chiamata alle armi di Stefano nella Grande Guerra peggiorò ulteriormente la sua situazione mentale.

Solo diversi anni dopo, nel 1919, egli, ormai disperato, acconsentì che Antonietta fosse ricoverata in un ospedale psichiatrico. Antonietta Portulano morirà in una clinica per malattie mentali di Roma, sulla via Nomentana, nel 1959 a 88 anni di età. La malattia della moglie portò lo scrittore ad approfondire, portandolo ad avvicinarsi alle nuove teorie sulla psicoanalisi di Sigmund Freud, lo studio dei meccanismi della mente e ad analizzare il comportamento sociale nei confronti della malattia mentale.

Spinto dalle ristrettezze economiche e dallo scarso successo delle sue prime opere letterarie, e avendo come unico impiego fisso la cattedra di stilistica all’Istituto superiore di magistero femminile (che tenne dal 1897 al 1922), lo scrittore dovette impartire lezioni private di italiano e di tedesco, dedicandosi anche intensamente al suo lavoro letterario. Dal 1909 iniziò anche una collaborazione con il Corriere della Sera.


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Il primo grande successo

Il suo primo grande successo fu merito del romanzo Il fu Mattia Pascal, scritto nelle notti di veglia alla moglie paralizzata nelle gambe. Il libro fu pubblicato nel 1904 e subito tradotto in diverse lingue. La critica non dette subito al romanzo il successo che invece ebbe tra il pubblico. Numerosi critici non seppero cogliere il carattere di novità del romanzo, come d’altronde di altre opere di Pirandello.

Perché Pirandello arrivasse al successo si dovette aspettare il 1922, quando si dedicò totalmente al teatro. Lo scrittore siciliano aveva rinunciato a scrivere opere teatrali, quando l’amico Nino Martoglio gli chiese di mandare in scena nel suo Teatro Minimo presso il Teatro Metastasio di Roma alcuni suoi lavori: Lumie di Sicilia e l’ Epilogo, un atto unico scritto nel 1892. Pirandello acconsentì e la rappresentazione il 9 dicembre del 1910 dei due atti unici ebbe un discreto successo. Tramite i buoni uffici del suo amico Martoglio anche Angelo Musco volle cimentarsi con il teatro pirandelliano: Pirandello tradusse per lui in siciliano Lumie di Sicilia, rappresentato con grande successo al Teatro Pacini di Catania il 1º luglio 1915. Cominciò da questa data la collaborazione con Musco che incominciò a guastarsi dopo qualche tempo per la diversità di opinioni sulla messa in scena di Musco della commedia Liolà nel novembre del 1916 al teatro Argentina di Roma: «Gravi dissensi» di cui Pirandello scriveva nel 1917 al figlio Stefano.

Dalla Grande Guerra al Nobel: il successo internazionale

La guerra fu un’esperienza dura per Pirandello; il figlio Stefano venne infatti imprigionato dagli austriaci, e, una volta rilasciato, ritornò in Italia gravemente malato e con i postumi di una ferita. Durante la guerra, inoltre, le condizioni psichiche della moglie si aggravarono al punto da rendere inevitabile il ricovero in manicomio (1919) dove rimase, come detto, fino alla morte. Dopo la guerra, lo scrittore si immerse in un lavoro frenetico, dedicandosi soprattutto al teatro. Nel 1925 fondò la Compagnia del Teatro d’Arte di Roma con due grandissimi interpreti dell’arte pirandelliana: Marta Abba e Ruggero Ruggeri. Con questa compagnia cominciò a viaggiare per il mondo: le sue commedie vennero rappresentate anche nei teatri di Broadway. Nel giro di un decennio arrivò ad essere il drammaturgo di maggior fama nel mondo, come testimonia il premio Nobel per la letteratura ricevuto nel 1934, “per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell’arte drammatica e teatrale”. Degno di nota fu lo stretto rapporto con la giovane Abba, sua musa ispiratrice, della quale Pirandello, secondo molti biografi e conoscenti, era innamorato forse solamente in maniera platonica.

Molte delle opere pirandelliane cominciavano intanto ad essere trasposte al cinema: Pirandello andava spesso ad assistere alla lavorazione dei film; andò anche negli Stati Uniti, dove famosi attori e attrici di Hollywood, come Greta Garbo, interpretavano i suoi soggetti. Nell’ultimo di questi viaggi (1935) andò a trovare, su invito, Albert Einstein a Princeton. In una conferenza stampa Pirandello difese con veemenza la politica estera del fascismo, con la guerra d’Etiopia, accusando i giornalisti statunitensi di ipocrisia, citando il colonialismo contro i nativi americani.

Il rifugio di Soriano nel Cimino

Luigi Pirandello amava trascorrere ampi periodi dell’anno nella quiete di Soriano nel Cimino (VT) un’amena e bella cittadina ricca di monumenti storici ed immersa nei boschi del Monte Cimino. In particolare Pirandello rimase affascinato dalla maestosità e dalla quiete di uno stupendo castagneto situato nella località di “Pian della Britta”, a cui volle dedicare un’omonima poesia, che oggi è scolpita su una lapide di marmo posta proprio in tale località. Pirandello ambientò a Soriano nel Cimino (citando luoghi, località e personaggi realmente esistiti) anche due tra le sue più celebri novelle Rondone e Rondinella e Tomassino ed il filo d’erba. A Soriano nel Cimino, è rimasto vivo ancora oggi il ricordo di Pirandello a cui sono dedicati monumenti, lapidi e strade. Luigi Pirandello frequentò anche Arsoli per molti anni, soprattutto durante i periodi estivi, dove amava dissetarsi con una gassosa nell’allora bar Altieri in piazza Valeria. Il suo amore per il paese si ritrova nella definizione che egli stesso diede ad Arsoli chiamandola “La piccola Parigi”.

La morte e il testamento

Grande appassionato di cinematografia, mentre assisteva a Cinecittà alle riprese di un film tratto dal suo romanzo Il fu Mattia Pascal, nel novembre 1936 si ammalò di polmonite. Pirandello aveva 69 anni, e aveva già subito due attacchi di cuore; il suo corpo, ormai segnato dal tempo e dagli avvenimenti della vita, non sopportò oltre. Al medico che tentava di curarlo, disse: «Non abbia tanta paura delle parole, professore, questo si chiama morire»; dopo 15 giorni, la malattia si aggravò e il 10 dicembre 1936 Pirandello morì, lasciando incompiuto l’ultimo lavoro teatrale, I giganti della montagna, opera a sfondo mitologico. Il terzo atto venne ideato e illustrato al figlio Stefano nell’ultima notte di vita, che lo scrisse poi sotto forma narrativa, tentandone anche una ricostruzione, onde integrare la sceneggiatura del dramma che solitamente è però rappresentato nella forma incompiuta, in due atti.

Per Pirandello il regime fascista avrebbe voluto esequie di Stato. Vennero invece rispettate le sue volontà espresse nel testamento: «Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi». Per sua volontà il corpo, senza alcuna cerimonia, fu cremato, per evitare postume consacrazioni cimiteriali e monumentali. Le sue ceneri furono deposte in un vaso greco e portate nella villa di contrada “Caos”. Nel 1947, in contrasto con la volontà dello scrittore, vennero traslate in una bara su richiesta del vescovo di Agrigento e, dopo una cerimonia religiosa, vennero messe a riposare nuovamente nella villa, in attesa della costruzione di un monumento. Solo dopo parecchi anni dalla morte, nel 1962, le ceneri, in un’urna metallica, furono infine incassate in una scultura monolitica, mentre una parte venne dispersa, rispettando il desiderio di Pirandello stesso.


Principali opere dell’autore:

Romanzi. Pirandello scrisse sette romanzi:

Novelle

Le novelle erano considerate le opere più durature, ma i critici moderni hanno cambiato tale opinione ritenendo le opere teatrali più degne di essere ricordate. Fare distinzione tra i contenuti delle novelle (o i romanzi) e le opere teatrali è difficile, in quanto molte novelle sono state messe in opera a teatro ad esempio: Ciascuno a suo modo deriva dalla novella Si gira…; Liolà ha il tema preso da un capitolo de Il fu Mattia Pascal; La nuova colonia viene già presentata in Suo marito. Analizzando le novelle possiamo renderci conto che ciò che manca veramente è una delineazione tematica, una cornice, infatti sono presenti un crogiolo di personaggi ed eventi. Il tempo in cui le novelle sono ambientate non è definito, infatti alcune si svolgono nell’epoca umbertina, poi giolittiana e del dopo-giolitti; diversamente accade nelle novelle cosiddette siciliane, nelle quali il tempo non è fissato, ma è un tempo antico, di una società che non vuole cambiare e che è rimasta ferma. I paesaggi delle novelle sono vari; per quelle dette siciliane si ha spesso il tipico paesaggio rurale, anche se in alcune troviamo il tema sociale del contrasto tra le generazioni dovuto all’unità d’Italia. Altro ambiente delle novelle pirandelliane è la Roma umbertina o giolittiana.

I protagonisti sono sempre alla presa con il male di vivere, con il caso e con la morte. Non troviamo mai rappresentanti dell’alta borghesia, ma quelli che potrebbero essere i vicini della porta accanto: sarte, balie, professori, piccoli proprietari di negozi che hanno una vita sconvolta dalla sorte e da drammi familiari. I personaggi ci vengono presentati così come appaiono, è difficile trovare un’approfondita analisi psicologica. Le fisionomie sono spesso eccentriche, per il sentimento del contrario, hanno un carattere opposto a come si presentano. I personaggi parlano e ragionano nel presentarsi per come essi sentono di essere, ma alla fine saranno sempre preda del caso, che li farà apparire diversi e cambiati. Pirandello è uno dei più grandi scrittori di novelle. Per tutta la sua vita proverà a completare “novelle per un anno”, così chiamate perché il suo intento era quello di scrivere 365 novelle, una per ogni giorno dell’anno. Arriverà a 241 nel 1922, solo postume ne usciranno ancora 15.

  • Novelle per un anno, 15 voll., Firenze, Bemporad, 1922-1928; Milano, Mondadori, 1934-1937.
I, Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.
II, La vita nuda, Firenze, Bemporad, 1922.
III, La rallegrata, Firenze, Bemporad, 1922.
IV, L’uomo solo, Firenze, Bemporad, 1922.
V, La mosca, Firenze, Bemporad, 1923.
VI, In silenzio, Firenze, Bemporad, 1923.
VII, Tutt’e tre, Firenze, Bemporad, 1924.
VIII, Dal naso al cielo, Firenze, Bemporad, 1925.
IX, Donna Mimma, Firenze, Bemporad, 1925.
X, Il vecchio Dio, Firenze, Bemporad, 1926.
XI, La giara, Firenze, Bemporad, 1927.
XII, Il viaggio, Firenze, Bemporad, 1928.
XIII, Candelora, Firenze, Bemporad, 1928.
XIV, Berecche e la guerra, Milano, Mondadori, 1934.
XV, Una giornata, Milano, Mondadori, 1937.

Poesia

Dal 1883 al 1912 si svolge la produzione letteraria di Pirandello meno conosciuta dal grande pubblico, quella delle poesie che, contrariamente alla composizione teatrale, non esprimono alcun tentativo di rinnovamento sperimentale estetico, e seguono piuttosto le forme e i metri tradizionali della lirica classica, pur non rimandando a nessuna delle correnti letterarie presenti al tempo dello scrittore. Nell’antologia poetica Mal giocondo, pubblicata a Palermo nel 1889, ma la cui prima lirica risale al 1880, quando Pirandello aveva appena tredici anni, emerge uno dei temi dell’ultima estetica pirandelliana del contrasto tra la serena classicità del mito e l’ipocrisia e la immoralità sociale della contemporaneità. Sono presenti, come nota lo stesso Pirandello, anche toni umoristici, specie quelli derivati dal suo soggiorno a Roma

Le raccolte di poesie sono:

  • Mal giocondo, Palermo, Libreria Internazionale Pedone Lauriel, 1889.
  • Pasqua di Gea, Milano, Libreria editrice Galli, 1891 (dedicata a Jenny Schulz-Lander, di cui si innamorò a Bonn, con una chiara influenza della poesia di Carducci).
  • Pier Gudrò, 1809-1892, Roma, Voghera, 1894.
  • Elegie renane, 1889-90, Roma, Unione Cooperativa Editrice, 1895 (il cui modello sono le Elegie romane di Goethe).
  • Traduzione di Johann Wolfgang von Goethe, Elegie romane, Livorno, Giusti, 1896.
  • Zampogna, Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 1901.
  • Scamandro, Roma, Tipografia Roma, 1909.
  • Fuori di chiave, Genova, Formiggini, 1912.

Pirandello nel cinema

Pirandello sul set de Il fu Mattia Pascal con Pierre Blanchar e Isa Miranda
  • Il lume dell’altra casa di Ugo Gracci (1918)
  • Il crollo di Mario Gargiulo (1919)
  • Lo scaldino di Augusto Genina (1920)
  • Ma non è una cosa seria di Augusto Camerini (1920)
  • La rosa di Arnaldo Frateili (1921)
  • Il viaggio di Gennaro Righelli (1921)
  • Il fu Mattia Pascal di Marcel L’Herbier (1924)
  • Il fu Mattia Pascal di Pierre Chenal (1937)
  • La canzone dell’amore 1930 di Gennaro Righelli, primo film sonoro italiano è tratto dalla novella In silenzio.
  • Come tu mi vuoi (As You Desire Me) (1932) di George Fitzmaurice con Greta Garbo
  • Acciaio (1933) di Walter Ruttmann, soggetto originale di Luigi Pirandello
  • Questa è la vita (1954) di Giorgio Pàstina, Aldo Fabrizi – l’episodio terzo è tratto dalla novella La Patente
  • Come prima, meglio di prima (1956) (Never say goodbye) di Jerry Hopper
  • Liolà (1963) di Alessandro Blasetti
  • Il viaggio di Vittorio De Sica
  • Enrico IV (1984) di Bellocchio
  • Kaos (1984) di Paolo e Vittorio Taviani. Adattamento di Novelle per un anno
  • Le due vite di Mattia Pascal (1985) di Monicelli
  • Tu ridi (1998) di Paolo e Vittorio Taviani. Adattamento di Novelle per un anno
  • La balia (1999) di Bellocchio

Pirandello nell’opera lirica

  • La favola del figlio cambiato di Gian Francesco Malipiero, 1914
  • Liolà di Giuseppe Mulè, 1935
  • Six Characters in Search of an Author di Hugo Weisgall, 1959
  • Sagra del Signore della Nave di Michele Lizzi, 12 marzo 1971
  • Sogno (ma forse no) di Luciano Chailly, 1975

Opere

  • Mal giocondo, Palermo, Libreria Internazionale Pedone Lauriel, 1889.
  • A la sorella Anna per le sue nozze, Roma, Tipo-Litografia Miliani e Filosini, 1890.
  • Pasqua di Gea, Milano, Libreria editrice Galli, 1891.
  • Amori senza amore, Roma, Bontempelli, 1894.
  • Pier Gudrò, 1809-1892, Roma, Voghera, 1894.
  • Elegie renane, 1889-90, Roma, Unione Cooperativa Editrice, 1895.
  • Traduzione di Johann Wolfgang von Goethe, Elegie romane, Livorno, Giusti, 1896.
  • Zampogna, Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 1901.
  • Beffe della morte e della vita, Firenze, Lumachi, 1902.
  • Lontano. Novella, in “Nuova Antologia”, 1-16 gennaio 1902.
  • Quand’ero matto…. Novelle, Torino, Streglio, 1902.
  • Il turno, Catania, Giannotta, 1902.
  • Beffe della morte e della vita. Seconda serie, Firenze, Lumachi, 1903.
  • Notizia letteraria, in “Nuova Antologia”, 16 gennaio 1904.
  • Dante. Poema lirico di G. A. Costanzo, in “Nuova Antologia”, 1904.
  • Bianche e nere. Novelle, Torino, Streglio, 1904.
  • Il fu Mattia Pascal, Roma, Nuova Antologia, 1904.
  • Erma bifronte. Novelle, Milano, Treves, 1906.
  • Prefazione a Giovanni Alfredo Cesareo, Francesca da Rimini. Tragedia, Milano, Sandron, 1906.
  • Studio preliminare a Alberto Cantoni, L’illustrissimo. Romanzo, Roma, Nuova Antologia, 1906.
  • Arte e scienza. Saggi, Roma, Modes, 1908.
  • L’esclusa, Milano, Treves, 1908.
  • Umorismo, Lanciano, Carabba, 1908.
  • Scamandro, Roma, Tipografia Roma, 1909.
  • La vita nuda. Novelle, Milano, Treves, 1910.
  • Suo marito, Firenze, Quattrini, 1911.
  • Fuori di chiave, Genova, Formiggini, 1912.
  • Terzetti, Milano, Treves, 1912.
  • I vecchi e i giovani, 2 volumi, Milano, Treves, 1913.
  • Cecè. Commedia in un atto, in “La lettura”, n. 10, 1913.
  • Le due maschere, Firenze, Quattrini, 1914.
  • Erba del nostro orto, Milano, Studio editoriale Lombardo, 1915.
  • La trappola. Novelle, Milano, Treves, 1915.
  • Se non così…. Commedia in tre atti, in “Nuova Antologia”, 1º gennaio 1916.
  • Si gira…. Romanzo, Milano, Treves, 1916.
  • E domani, lunedì…. Novelle, Milano, Treves, 1917.
  • Liolà. Commedia campestre in tre atti, Roma, Formiggini, 1917.
  • Se non così. Commedia in tre atti. Con una lettera alla protagonista, Milano, Treves, 1917.
  • Un cavallo nella luna. Novelle, Milano, Treves, 1918.
  • Maschere nude, 4 voll., Milano, Treves, 1918-1921.
I, Pensaci, Giacomino, Così è (se vi pare), Il piacere dell’onestà, Milano, Treves, 1918.
II, Il giuoco delle parti. In tre atti, Ma non è una cosa seria. Commedia in tre atti, Milano, Treves, 1919.
III, Lumie di Sicilia. Commedia in un atto, Il berretto a sonagli. Commedia in due atti, La patente. Commedia in un atto, Milano, Treves, 1920.
IV, L’innesto. Commedia in tre atti, La ragione degli altri (ex Se non così). Commedia in tre atti, Milano, Treves, 1921.
  • Berecche e la guerra, Milano, Facchi, 1919.
  • Il carnevale dei morti. Novelle, Firenze, Battistelli, 1919.
  • Tu ridi. Novelle, Milano, Treves, 1920.
  • Pena di vivere così, Roma, Nuova libreria nazionale, 1920.
  • Maschere nude, 31 voll., Firenze, Bemporad, 1920-1929; Milano, Mondadori, 1930-1935.
I, Tutto per bene. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1920.
II, Come prima meglio di prima. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1921.
III, Sei personaggi in cerca d’autore. Ccommedia da fare, Firenze, Bemporad, 1921.
IV, Enrico IV. Tragedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1922.
V, L’uomo, la bestia e la virtù. Apologo in tre atti, Firenze, Bemporad, 1922.
VI, La signora Morli, una e due. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1922.
VII, Vestire gli ignudi. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1923.
VIII, La vita che ti diedi. Tragedia in tre atti , Firenze, Bemporad, 1924.
IX, Ciascuno a suo modo. Commedia in due o tre atti con intermezzi corali, Firenze, Bemporad, 1924.
X, Pensaci, Giacomino! Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XI, Così è (se vi pare). Parabola in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XII, Sagra del signore della nave, L’altro figlio, La giara. Commedie in un atto, Firenze, Bemporad, 1925.
XIII, Il piacere dell’onestà. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XIV, Il berretto a sonagli. commedia in due atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XV, Il giuoco delle parti. in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XVI, Ma non è una cosa seria. commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XVII, L’innesto. commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XVIII, La ragione degli altri. commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XIX, L’imbecille, Lumie di Sicilia, Cecè, La patente. commedie in un atto, Firenze, Bemporad, 1926.
XX, All’uscita. Mistero profano, Il dovere del medico. Un atto, La morsa. Epilogo in un atto, L’uomo dal fiore in bocca. Dialogo, Firenze, Bemporad, 1926.
XXI, Diana e la Tuda. Tragedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1927.
XXII, L’amica delle mogli. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1927.
XXIII, La nuova colonia. Mito. Prologo e tre atti, Firenze, Bemporad, 1928.
XXIV, Liolà. Commedia campestre in tre atti, Firenze, Bemporad, 1928.
XXV, O di uno o di nessuno. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1929.
XXVI, Lazzaro. Mito in tre atti, Milano-Roma, Mondadori, 1930.
XXVII, Questa sera si recita a soggetto, Milano-Roma, Mondadori, 1930.
XXVIII, Come tu mi vuoi. Tre atti, Milano-Roma, Mondadori, 1930.
XXIX, Trovarsi. Tre atti, Milano-Roma, Mondadori, 1932.
XXX, Quando si è qualcuno. Rappresentazione in tre atti, Milano, Mondadori, 1933.
XXXI, Non si sa come. Dramma in tre atti, Milano, Mondadori, 1935.
  • Novelle per un anno, 15 voll., Firenze, Bemporad, 1922-1928; Milano, Mondadori, 1934-1937.
I, Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.
II, La vita nuda, Firenze, Bemporad, 1922.
III, La rallegrata, Firenze, Bemporad, 1922.
IV, L’uomo solo, Firenze, Bemporad, 1922.
V, La mosca, Firenze, Bemporad, 1923.
VI, In silenzio, Firenze, Bemporad, 1923.
VII, Tutt’e tre, Firenze, Bemporad, 1924.
VIII, Dal naso al cielo, Firenze, Bemporad, 1925.
IX, Donna Mimma, Firenze, Bemporad, 1925.
X, Il vecchio Dio, Firenze, Bemporad, 1926.
XI, La giara, Firenze, Bemporad, 1927.
XII, Il viaggio, Firenze, Bemporad, 1928.
XIII, Candelora, Firenze, Bemporad, 1928.
XIV, Berecche e la guerra, Milano, Mondadori, 1934.
XV, Una giornata, Milano, Mondadori, 1937.
  • Teatro dialettale siciliano, VII, ‘A vilanza, Cappiddazzu paga tuttu, con Nino Martoglio, Catania, Giannotta, 1922.
  • Prefazione a Nino Martoglio, Centona. Raccolta completa di poesie siciliane con l’aggiunta di alcuni componimenti inediti, Catania, Giannotta, 1924.
  • Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Firenze, Bemporad, 1925.
  • Uno, nessuno e centomila, Firenze, Bemporad, 1926.
  • Prefazione a Ezio Levi, Lope de Vega e l’Italia, Florencia, Sansoni, 1935.
  • Introduzione a Silvio D’Amico (a cura di), Storia del teatro italiano, Milano, Bompiani, 1936.
  • In un momento come questo, in “Nuova Antologia”, 1º gennaio 1936.
  • Giustino Roncella nato Boggiolo, in Tutti i romanzi, Milano, Mondadori, 1941.
  • Tutti i romanzi, 2 voll., Milano, A. Mondadori, 1973.
  • Novelle per un anno, 3 voll., 6 tomi, Milano, A. Mondadori, 1985.
  • Maschere nude, 4 voll., Milano, A. Mondadori, 1986.
  • Lettere a Marta Abba, Milano, A. Mondadori, 1995.
  • Saggi e interventi, Milano, A. Mondadori, 2006.

Fonte: www.wikipedia.it


Fonti: Wikipedia/Youtube/altro


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