00008 Jacob Philipp Hackert – Temple Ruins in Sicily

Foto tratta dal web
Artista

Jacob Philipp Hackert (1737 – 1807)


Titolo

Temple Ruins in Sicily

Quadro olio su tela 123×170 cm

Ubicazione

Museo statale Ermitage di San Pietroburgo

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Info e Curiosità

L’artista:

Jakob Philipp Hackert (Prenzlau, 15 settembre 1737 – San Pietro di Careggi, 28 aprile 1807) è stato un pittore tedesco che lavorò molto in Italia.

Nato in Germania (a Prenzlau, allora in Prussia) compì fin da giovanissimo numerosi viaggi nel resto d’Europa, compresa l’Italia, dove si stabilì a partire dal 1768. Inizialmente soggiornò a Roma, guadagnandosi rapidamente una grande fama come pittore di paesaggio ed avendo tra i suoi clienti anche il Papa Pio VI e la zarina russa Caterina la Grande. Per quest’ultima dipinse un ciclo di dipinti, raffiguranti la battaglia navale di Çeşme. Nel 1779 ricevette la commessa dal principe Marcantonio IV Borghese per dipingere un ciclo di nove dipinti, per decorare il Salone del Lanfranco, nel casino nobile della Villa Borghese a Roma.

Nel 1780 realizzò il famoso ciclo di dipinti Dieci vedute della casa di campagna di Orazio. Nel 1786 divenne pittore di corte del re Ferdinando IV di Napoli e in questa veste supervisionò il trasferimento di molte opere della collezione Farnese da Roma a Napoli. Consigliò anche di chiamare a corte, da Roma, il restauratore Federico Anders, a cui fu affidato il restauro di alcuni dei dipinti più importanti delle collezioni farnesiane. In quello stesso anno conobbe Goethe e ne divenne amico.

Nel corso dell’incarico di pittore di corte produsse, tra l’altro, le celebri pitture ritraenti Caserta con la sua reggia, una veduta di Capri e una serie di vedute di porti del regno borbonico. Nel 1799, a seguito della fuga del re da Napoli e dell’invasione delle truppe repubblicane francesi, Hackert abbandonò a sua volta il Regno di Napoli, per rifugiarsi in Toscana.

Nell’ultima fase della sua vita lavorò esclusivamente per committenti privati, alternando la pittura alla cura di un vasto podere che aveva acquistato. Morì nella sua casa vicino a Firenze e fu sepolto nel “giardino olandese” a Livorno. I suoi resti furono poi traslati nell’ossario dell’attuale Cimitero della Congregazione olandese alemanna, insieme a quelli del fratello Abramo, morto nel 1805.


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