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Festa di Santa Croce e Sagra del Tataratà


Anche quest’anno dal 25 al 27 maggio 2018 a Casteltermini si celebra la Festa di Santa Croce e la  tradizionale Sagra del Tataratà. Il programma dell’evento è consultabile al  link www.agrigentodoc.it/event/festa-di-santa-croce

La sagra si svolge a Casteltermini (AG), tradizionalmente la quarta domenica di maggio (anteriormente al 1667 veniva festeggiata il 3 maggio).

La sagra del Tataratà è una manifestazione folkloristica siciliana secolare che trova le sue origini nell’esistenza di popolazioni arabe abitanti i casali del territorio, ancor prima del 1629, anno in cui il principe Gian Vincenzo Maria Termini fondò il comune di Casteltermini.

La Festa si celebra ogni anno con sempre crescente fervore e sostanzialmente immutata anche se dai primi decenni del secolo scorso ha avuto come data la IV Domenica di Maggio.

La Festa ha un grande valore storico, folkloristico, umano e sociale e, cosa da non sottovalutare, ha il potere di accumunare tutti i castelterminesi come nessun’altra cosa sa fare. Essa li fa sentire tutti della stessa terra unendoli anche ai trapassati con un legame invisibile, il legame delle tradizioni, vero retaggio che fa delle generazioni un popolo e di questo il supporto dela Civiltà.

La festa inizia con il rullo dei tamburi e l’ingresso in paese delle quattro corporazioni o ceti, che anticamente riunivano i cittadini: la maestranza, i celibi,i borgesi e i pecorai, ogni domenica dopo la Pasqua, sino alla domenica della Festa. Il venerdì della festa, i quattro Ceti: Celibi, Pecorai, Borgesi e Real Maestranza, depongono corone di fiori al monumento dei caduti in piazza Duomo, accompagnati dalle rispettive bande musicali. La sera, nelle case dei rispettivi cassieri si tiene l’asta che assegna i posti nella cavalcata del sabato e della domenica. Il sabato, il sergente, l’alfiere e il capitano (portatori di insegne) aprono la sfilata a cavallo seguiti da altri cavalcanti. La mattina della domenica (giorno della Festa) i quattro ceti si riuniscono in chiesa Madre per la solenne celebrazione eucaristica in onore della S.Croce. Al termine della Messa, palianti (ceto Pecorai-ceto Borgesi) e stendardiere (ceto Celibi) si incamminano in processione verso la propria abitazione accompagnati da damigelle in abiti d’epoca. La sera ogni Paliante e Stendardiere a cavallo di un mulo bianco, depone all’altare della chiesa madre un mazzo di fiori. Alla Festa partecipava e partecipa tutt’oggi il Tataratà che, in una delle sue interpretazioni più valutate, viene visto come storicizzazione, sotto forma di Moresca, di un primitivo rito propiziatorio di Primavera; di certo si accostò alla croce nei primi decenni del cristianesimo e ad Essa si è accompagnato nei secoli. La festa si conclude con la benedizione dei Palii e Stendardo insieme ai rispettivi ceti, in piazza Duomo.

La sagra del Tataratà è inserita in un progetto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in collaborazione con l’UNPLI (Unione nazionale delle pro loco d’Italia) e con l’Unesco, volta a valorizzare le tradizioni dei comuni italiani che stentano a rendersi visibili su scala nazionale.

I protagonisti della Sagra sono:

  1. il Tataratà è una danza armata con delle spade di acciaio, scintillanti e dal suono unico. Diverse sono le interpretazioni date al Tataratà: qualcuno pensa si tratti di un rito di propiziazione per la fertilità della terra; altri, che si tratti di una rievocazione storica del dualismo tra i Mori e i Cristiani, a testimonianza della loro presenza sul territorio; altri ancora che sia la danza degli spatolatori di lino. Qualunque sia la verità, il Tataratà rimane uno spettacolo unico in tutto il mondo, inimitabile e avvolto dal mistero. Il Tataratà, nome onomatopeico derivante dal suono ritmato del tamburo, è di certo fra i più antichi folclori al mondo ed ha origini imprecise.
  2. il Corteo Storico, che rappresenta la nobiltà spagnola che nel 1629 diede origine al nostro paese. Molteplici le figure di rilievo che vengono interpretate per dar vita al Corteo, tra cui il Barone Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri(Principe di Casteltermini), la sua consorte Donna Maria Beccadelli di Bologna e Agliata (Principessa di Casteltermini), e i nobili delle tre maggiori baronie ovvero quella di Motta Sant’Agata, di Cabica e di Fontanafredda che hanno contribuito sostanzialmente alla nascita del paese.
  3. la cavalcata è l’evento nell’evento. Originariamente la cavalcata serviva per recarsi all’Eremo di Santa Croce e accompagnare la processione della reliquia della Santa Croce. Ad oggi rappresenta uno dei motivi di maggiore affluenza alla Sagra, e vede sfilare i quattro ceti, ovvero la Real Maestranza, i Celibi, i Pecorai e i Borgesi,che, nell’accompagnare la Croce per le vie del paese, esibiscono uno straordinario talento nell’arte ippica, esaltando Casteltermini ad uno dei centri principali della Sicilia nel campo dell’equitazione.

Fonte: wikipedia – www.tatarata.it


Galleria fotografica:


Foto e cartoline storiche:


Localizzazione della zona di svolgimento della sagra

Info e contatti:

Piazza Duomo, 1, 92025 Casteltermini AG,
Telefono: 0922/929001
AgrigentoDoc consiglia:

Video tratti da youtube:
Casteltermini 2017 Festa di Santa Croce e Sagra del Tataratà


Cenni storici 

La Festa di Santa Croce, nella forma attuale, nacque nel 1667.  Anteriormente a tale data, fin da quando fu trovata la Croce in epoca imprecisata, il 3 maggio di ogni anno, in coincidenza con la ricorrenza in cui la chiesa celebrava l’Invenzione della Croce di Cristo, all’eremo di Santa Croce si svolgeva una festa campestre alla quale accorrevano fedeli e devoti da tutte le terre vicine.

Dopo la fondazione di Casteltermini, avvenuta il 5 aprile 1629 ad opera del Barone Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri, i castelterminesi credettero giusto di celebrare la Festa per la Croce con il concorso di tutti gli abitanti ed il coinvolgimento di tutti i Ceti sociali del nuovo centro.

La festa nasce dal rinvenimento di una croce di legno, sepolta in aperta campagna. Leggenda vuole che una vacca, ogni giorno si inginocchiasse in un preciso punto della campagna di Chiuddia, i pastori incuriositi scavarono in quel punto e trovarono la Croce. Nello stesso luogo venne eretto un eremo in suo onore, l’eremo di Santa Croce, dove tutt’oggi è conservata la venerata Croce. Dal ritrovamento della croce nasce quindi la “festa di santa Croce”, inizialmente celebrata con una festa campestre ogni giorno 3 del mese di maggio e successivamente al 1667 ogni IV domenica di Maggio. Le varie corporazioni paesane (i cosiddetti Ceti) organizzarono la nuova festa e stabilirono che una di esse, quella delle Maestranze, la sera della vigilia si recasse all’eremo a prelevare la croce con una processione che, data la distanza dal paese, circa 3 km, doveva svolgersi necessariamente a cavallo, e che l’indomani, a festa conclusa, le altre corporazioni (Celibi, Borgesi e Pecorai) riaccompagnassero la croce all’eremo con una sontuosa cavalcata. La chiesetta campestre di Santa Croce conservò così da sempre un oggetto di culto. La croce ha un aspetto suggestivo. È di legno di quercia, alta 3,49 metri ed ha un’apertura di bracci di 2,5 metri. I due trochi sono uniti da tre chiodi di ferro, al disopra della croce si legge la scritta INRI e sul patibolo si legge “Ecce crucem domini nostri Jesu Christi fugite partes adversae vicit leo de tribu juda”.

Così le varie corporazioni paesane (i cosiddetti Ceti) organizzarono la nuova festa e stabilirono che una di esse, quella delle Maestranze, la sera della vigilia si recasse all’eremo a prelevare la Croce con una processione che, data la distanza dal paese, doveva svolgersi necessariamente a cavallo, e che l’indomani, a festa conclusa, le altre corporazioni riaccompagnassero la Croce all’Eremo con una sontuosa cavalcata.

In quell’occasione si crede furono incise sulla Croce le iscrizioni che ancora vi si leggono.

Alla Festa partecipava il Tataratà che, in una delle sue interpretazioni più valutate, viene visto come storicizzazione, sotto forma di Moresca, di un primitivo rito propiziatorio di Primavera che, di certo, si accostò alla Croce nei primi decenni del Cristianesimo, ed ad Essa si era accompagnato nei secoli.

Inizialmente si usava condurre in processione per le vie del paese la vera Croce, ma negli anni sessanta durante il tragitto per le vie di Casteltermini subì una rottura, per fortuna non netta, nella parte superiore. Da allora la Croce, riparata con rinforzi di ferro, non venne più portata in paese e, per ovviare a questa mancanza, ne fu costruita una simile che dal 1970 viene annualmente condotta in processione su un carro trainato da due buoi.


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