Moneta di Agrigento: il granchio come simbolo della città

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Monete di Agrigento.

Alcune monete di Agrigento, città greca della Sicilia, fondata dai coloni di Gela nel 580 a.C., mostrano al dritto il tipo dell’aquila e al rovescio il granchio, animale comune lungo le coste siciliane e simbolo della città. Probabilmente i due animali stanno ad indicare la posizione di Agrigento, posta su un monte (l’aquila) e a ridosso del mare (il granchio). La legenda al dritto, AkRAGANTOS, indica la città emittente.

La città adottò il sistema monetale attico e le monete di A. apparvero negli ultimi decenni del VI sec. I simboli che vi troviamo sono l’aquila (simbolo di Zeus) ed il granchio (allusione all’acqua); pur mutando nella figurazione, questi simboli dominano incontrastati nelle monetazioni posteriori. Tra le monete rare in Sicilia, Agrigento coniò il decadracma, con una locusta e due aquile che artigliano un leprotto.

Anche Agrigento si rifà alla monetazione ellenistica, partendo a coniare già tra il 515 a.C. e il 510 a.C. I simboli rappresentati sul dritto e sul rovescio delle monete agrigentine, stavano a rappresentare l’aquila stante, simbolo di Zeus, e il granchio, probabile riferimento ai granchi di fiume che affollavano la zona su cui sorgeva la città. Dopo il 483 a.C., Agrigento smise di battere moneta in quanto, dopo la Battaglia di Himera, cadde sotto il controllo della città greca. La coniazione riprenderà nel 461 a.C., con il piede siracusano del tetradramma. Sono state scoperte anche alcune serie agrigentine con la rappresentazione di due aquile e una preda (al dritto), e al rovescio, il granchio con l’immagine di Scilla.

 

Dopo il 430 a.C., anche Agrigento inizierà a incidere al dritto la quadriga con Apollo e Artemide, ma nell’esergo, la parte cioè inferiore della faccia di una moneta, verrà rappresentato ancora il granchio. Data l’invasione da parte dei Cartaginesi, la zecca agrigentina inizierà a produrre monete in oro per pagare i mercenari: con quadriga siracusana al dritto e le due aquile con preda al rovescio. La città verrà distrutta dai Cartaginesi nel 406 a.C., ma la coniazione monetaria non si fermò fino a prima del I secolo d.C.: Timoleonte farà infatti coniare monete con piede corinzio, come quelle adottate da Selinunte, a partire dal 341 a.C. Arrivati i Romani, la zecca agrigentina inizierà a produrre solo monete in bronzo. la zecca chiuderà nel I secolo d.C.

E’ stato battuto a un milione 899 mila 712 euro, all’asta di Numismatica Ars Classica a Zurigo, il decadramma agrigentino di Akragas, moneta di 42,42 grammi in argento, datata 409-406 avanti Cristo. Era il pezzo forte dell’asta con più di 400 monete in vendita, cui si poteva partecipare anche online.

Il decadramma, che faceva parte della collezione del petroliere americano Nelson Bunker Hunt, raffigura una quadriga con sopra un’aquila con un serpente tra gli artigli e sotto un granchio e dall’altro lato due aquile che ghermiscono una lepre. Sarebbero dodici gli esemplari noti di cui sei in collezioni pubbliche (Monaco, Cambridge, Londra, Siracusa, Parigi e Lisbona) e vi sarebbero quattro diversi incroci di coni provenienti da due coni di diritto e da tre di rovescio.


Agrigento, museo San Nicola, esposizione delle monete Akragantine TR98

 


Info e curiosità.

 

 

Fonti: wikipedia/Youtube/altro


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